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Assunzioni 2024: come dovrebbe funzionare il nuovo incentivo


Uno dei decreti legislativi approvato lo scorso 16 ottobre 2023 nell’ambito delle modifiche sull’IRPEF e IRES, in attuazione della delega fiscale (legge n. 111/23), prevede una nuova modalità di agevolazione per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2024.

In premessa è bene sottolineare che essendo in corso di approvazione e in attesa del passaggio nei due rami del Parlamento alcune norme potranno essere variate e l’impianto legislativo “definitivo” potrebbe non coincidere con il testo del presente promemoria.

In un certo senso la disposizione va in contro tendenza alla disciplina delle agevolazioni che storicamente sono state riconosciute negli ultimi decenni che erano fruibili mese per mese, e che di fatto nella quasi totalità, sia pur con diverse articolazioni, determinavano un abbattimento degli oneri previdenziali immediato.

Difatti, viene meno l’esonero dalla contribuzione Inps ma il beneficio si articola in una deduzione fiscale maggiorata in contabilità dell'intero costo del lavoratore al 120% o 130% in caso di assunzione di categorie svantaggiate.

L'impatto economico e la fattibilità non sono molto agevoli per i datori di lavoro che non possono “vedere” immediatamente il beneficio sul costo del lavoro ma debbono attendere le scadenza di pagamento delle imposte, che avviene nell’anno successivo a quello di competenza, tra giugno e novembre dell’anno seguente.


A parere di chi scrive, il metodo di applicazione dei benefici in caso di assunzione di lavoratori a tempo indeterminato, così come disposto nella bozza legislativa, rende meno appetibile l'uso dell'incentivo rispetto alle canoniche agevolazioni attualmente applicabili; inoltre, cosa di non poco conto, lo sgravio sulle imposte sarà minore per le costituzioni di rapporti di lavoro all’avvicinarsi della fine dell’anno.

La durata breve della misura, che è applicabile solo per il 2024, potrebbe portare a un rallentamento delle assunzioni negli ultimi periodi del 2023, così come a un aumento concentrato solo nei primi mesi del 2024, mentre a fine anno la minore convenienza fiscale potrebbe portare a una nuova riduzione.

Il beneficio, stando alle bozze circolanti sarà applicabile per i costi delle retribuzioni, contributi, bonus, TFR.


Per il diritto dovrebbero valere i seguenti presupposti:

  • assunzione a tempo indeterminato (non per contratti a termine né per conversione di tempo determinato in tempo indeterminato);

  • Durata solo per il 2024;

  • incremento occupazionale, cioè di comprovato aumento sia della platea media di lavoratori che del costo complessivo rispetto all'anno precedente.

Non è richiesto che il contratto sia per il lavoratore il primo a tempo indeterminato come ad esempio per l’agevolazione Under 36 (in corso di vigenza fino al 31/12/2023).

Come detto, il costo del lavoro ai fini della deduzione sarà maggiorato secondo i parametri di seguito indicati:

  1. del 20% del costo riferito all’incremento occupazionale per tutti i nuovi assunti;

  2. del 30% del costo riferito alle assunzioni di lavoratori svantaggiati (si intendono: lavoratori “molto svantaggiati” ai sensi della normativa europea; persone con disabilità; minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare; donne di qualsiasi età con almeno due figli minori; giovani ammessi agli incentivi all’occupazione giovanile; ex percettori del reddito di cittadinanza che non integrino i requisiti per l’accesso all’Assegno di inclusione.

Il risparmio fiscale è quello risultante dal calcolo del 20% del minor valore tra il costo delle nuove assunzioni 2024 e la differenza tra costo in bilancio nel 2024 e nel 2023 e può incidere

  • dal 4,8% per assunzioni di lavoratori ordinari al 7,2 per lavoratori svantaggiati, dell’IRES per le società di capitali (con IRES al 24%);

  • dal 9 al 13% per l'IRPEF delle società di persone e professionisti (che scontano un’aliquota del 43%).

Riportiamo un esempio di beneficio applicabile:

· assunzione da parte di una S.r.l. soggetta a IRES al 24% di due dipendenti con costo pari a 80 mila euro, con maggior costo a bilancio rispetto al 2023 di 50mila euro. Su questo importo si calcola il 20%, ovvero 10 mila euro di maggiore deduzione.


Resta un’ultima considerazione, che esula senza meno da valutazioni che non attengono alla nostra sfera di interesse: al momento la norma così come licenziata è certamente di complessa applicabilità tanto che potrebbe non riscuotere l’interesse dei datori di lavoro.


In ogni caso aggiorneremo la disposizione successivamente all’entrata in vigore della legge di bilancio 2024.

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