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Il principio del salario giusto D.L.62/2026

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Torniamo di nuovo sul tema contratto applicato nel rapporto di lavoro, a settembre dello scorso anno abbiamo affrontato il tema a seguito dell’approvazione del ddl n. 957 contenente le deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva, nonché di procedure di controllo e informazione, a tal proposito riportiamo per chi fosse interessato, gli estremi per la lettura della nota pubblicata sul nostro sito.

Con il Decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026, chiamato “decreto primo maggio” e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 30 aprile 2026 si torna ad affrontare il delicato tema del “salario giusto”.

Sono ormai diversi anni che è in corso un confronto tra le parti sociali sulla necessità di equiparare gli stipendi e le norme che regolano i rapporti di lavoro per le attività equivalenti.

Accenniamo sommariamente che negli ultimi anni i CCNL censiti dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro) sono notevolmente aumentati, ad oggi sono 1017 quelli depositati e tale proliferazione ha frammentato i trattamenti contrattuali dei lavoratori.

 Il Governo non ha determinato una soglia oraria uguale per tutti, ma intendendo rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva e il valore complessivo della retribuzione a posto alcune “condizioni” da rispettare.

Il salario giusto è un concetto più ampio rispetto alla semplice paga oraria difatti non indica una cifra fissa valida per tutti, ma una retribuzione considerata equa perché conforme ai livelli stabiliti dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) più rappresentativi.

Con il termine “giusto” si intende il rispetto degli elementi retributivi e normativi previsti dal contratto di riferimento sottoscritto dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative che di fatto diviene il CCNL leader del settore a cui si debbono conformare gli altri CCNL.

Il decreto introduce due concetti fondamentali che pongono dei parametri oggettivi sul calcolo della retribuzione equa.

·         Il primo è il Trattamento Economico Minimo (TEM), cioè la paga base prevista dal CCNL per il livello di inquadramento e determina la soglia sotto la quale il datore di lavoro non può scendere.

·         Il secondo, più importante, è il Trattamento Economico Complessivo (TEC) che deve considerare non solo la paga base, ma anche tutti gli altri elementi economici, come tredicesima e quattordicesima, premi, indennità, welfare aziendale e contributi alla sanità integrativa.

L’obiettivo è contrastare il fenomeno dei contratti pirata, utilizzati da alcune aziende per ridurre il costo del lavoro applicando condizioni peggiori.

Una delle novità più concrete riguarda la trasparenza, difatti, i datori di lavoro devono indicare nel cedolino paga il contratto applicato e la retribuzione attribuita, riportando inoltre, un codice alfanumerico che permette di verificare se l’inquadramento contrattuale è effettivamente tra quelli riconosciuti rendendo più semplice per il lavoratore conoscere il contratto applicato.

Questo sistema consente controlli incrociati tra Inps, Ispettorato del Lavoro e CNEL, rendendo più difficile aggirare le regole.

 Il decreto non introduce solo regole, ma limita l’accesso agli incentivi economici per le aziende che non rispettano il sistema del salario giusto, pertanto in assenza di un corretto inquadramento non sarà  possibile  attivare agevolazioni contributive per le assunzioni di giovani e donne, bonus per la stabilizzazione dei contratti a termine,  incentivi per le imprese del Mezzogiorno, attivazione di contratti di apprendistato ed ogni altra agevolazione che faccia riferimento al CCNL leader del settore.

Su tale condizione i professionisti del settore dovranno far presente sempre e in ogni caso che le agevolazioni attribuite o attribuibili sono connesse al rispetto della normativa vigente con il rischio per le aziende che non siano in regola della perdita del diritto.

Un altro aspetto del decreto riguarda la tutela del potere d’acquisto che introduce un meccanismo legato all’indice IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) in pratica se un contratto non viene rinnovato per troppo tempo, scatta un adeguamento automatico parziale delle retribuzioni, la misura entrerà a regime dal 2027.

Per garantire che il salario giusto non resti solo un principio teorico, il decreto introduce un sistema di controlli basato su maggiore trasparenza e raccolta dei dati.

Parallelamente, viene rafforzata la collaborazione tra diversi enti pubblici che saranno coinvolti nella raccolta e nell’analisi dei dati sulle retribuzioni, con informazioni dettagliate anche per genere, età, disabilità, settore e dimensione dell’impresa.

Un ruolo centrale spetta al CNEL, che dovrà predisporre periodicamente un rapporto nazionale sulle retribuzioni e creare un archivio aggiornato dei contratti collettivi, compresi quelli aziendali e territoriali.

L’obiettivo del decreto-legge è chiaro, e così sintetizzabile, da un lato aumentare la trasparenza per lavoratori e imprese, dall’altro rendere più efficaci i controlli contro le irregolarità e dumping contrattuale, rafforzando così l’applicazione concreta del salario giusto.

 

 
 
 

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